mercoledì 17 ottobre 2007
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L’opera del maestro Iaccheo palesa dei tratti d’assoluta unicità che permettono una lettera che travalica il mero campo dell’espressione artistica, permettendo anche a chi non essendo un critico d’arte, di tracciare dei profili semantici che permettono una visione intra~disciplinare.
La forte componente antropica delle immagini proposte dal maestro, ci dà la possibilità di racconcotare una storia, ma forse sarebbe più corretto dire di fissare una cronaca che, attraverso il mezzo visivo racconta di emozioni le quali più o meno hanno colpito un po’ tutto l’immaginario collettivo del nostro tempo.
La pittura di Iaccheo è come un viaggio ai bordi del Mediterraneo, ai confini di un mondo tanto prossimo e tanto lontano con cui si finisce spesso per scontrarsi, dove i segni si mescolano con le facce e le facce sono segnate dal quotidiano in una sorta di sogno che pone l’arte, la pittura del maestro in una condizione di illo tempore.
L’uso delle parole, segni tra i segni, come nel caso di “Bagd” come onomatopea che vuole ricordare il sordo suono di un fucile mitragliatore fa da eco all’urlo di un probabile Tuareg che rimanda, come in una nota, alla citazione della donna in chadoor dal volto segnato dai Versetti Coranici, o forse dagli Adith, come una tabula dove poter incontrare il dolore di chi vede il suo corpo negato e martoriato da guerre che sembrano aver dimenticato il fervore che le ha generate.
Questa pittura fatta di corpi spezzati e sociali e fisici, di interni di mondi nascosti agli occhi indiscreti, propone una lettura quanto meno diversa che ha colpito il modo di proporre cultura da parte di un antropologo. I temi raccontati dai lavori del maestro Iaccheo hanno una possibilità di lettura straordinaria: quella d’insieme, dove le parti narranti si coinfondono coi i colori e le forme, per poi ricomparire nella percettibilità del piccolo particolare che fa riesplodere l’intero contesto facendo ripercorrere e quindi ripensare la lettura d’insieme creata dal primo impatto visivo. Mi ricorda, il genere del maestro, la lettura di un romanzo ed in particolar modo di Linee d’ombra del bengalese Amitav Gosh, ed in entrambi i casi, la verità sta lì, espressa in potenziale proprio nel posto dove la luce cede il posto all’ombra e viceversa, in quella condizione liminare che è propria della verità, assoluta o relataviva che sia.
Nell’opera di Iaccheo la verità sta negli occhi di chi, decidendo di fermarsi a mirare “mondi altri”, tenti di entrare e divenire elemento partecipe di una cronaca che racconti lo stesso componimento.
Aldo Colucciello
Antropologo del Laboratorio d’Antropologia Sociale
~ Suor Orsola Benincasa ~ Napoli
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